CAMILLA BARESANI
RENATO MANNHEIMER
TIC
Tipi Italiani Contemporanei

pag. 208
euro 16,00

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Le 24 ore di alcuni "tipi" italiani raccontate dalla penna di Camilla Baresani. Con il punto di vista di Renato Mannheimer.

Come in un film ad episodi della più classica e godibile commedia all’italiana, ecco scorrere in questo libro una varietà di personaggi perfettamente inseriti e rappresentativi dell’Italia contemporanea, colti in una loro giornata-tipo: undici racconti scritti da Camilla Baresani, corredati dalle notazioni psico-sociologiche di Renato Mannheimer. Il volume si avvale infatti della penna di volta in volta affettuosa o poco indulgente di una scrittrice, e delle documentate e ironiche incursioni di un sociologo, unite per raccontarci un’Italia molto più autentica degli impersonali profili correnti. Un’Italia fatta di gourmet, di famiglie strette dall’incalzare delle rate, di sognatori impegnati nel volontariato, di donne arrese o combattive in nome del lifting, di esteti dell’arredo domestico, di ragazzi con la mania di vivere negli occhi degli altri, di badati e badanti...
Un libro divertente, acuto, corrosivo, che traccia un primo bilancio dell’inizio del nuovo millennio nel nostro paese.

COME E' NATO TIC
(articolo di Camilla Baresani per Corriere della Sera Magazine)
Prendiamo un sociologo (Renato Mannheimer) abituato a trasformare in numero e percentuale tutto quello che gli passa sotto il naso. E una scrittrice (la sottoscritta), che quando osserva il medesimo “materiale” gli costruisce subito intorno una storia, con relativi personaggi e andirivieni temporali. Ai due capita spesso di trovarsi a mangiare insieme - in giro per ristoranti, mense e trattorie -, e, tra un boccone e l’altro, anziché parlare di cibo, osservano le facce dei vicini di tavolo e fanno illazioni numeriche e narrative sulle loro esistenze. Lei gliene spiega i sentimenti, i pensieri segreti, le attitudini e le relazioni familiari; lui le dice in quale percentuale rappresentano gli italiani, cosa votano, in che regioni abitano e in quale fascia di reddito vivono. A forza di costruire personaggi nemmeno tanto immaginari, i due commensali ci prendono gusto e gli viene voglia di scrivere insieme un libro che racconti gli italiani contemporanei, proprio come vanno descrivendoseli l’un l’altro. Un’indagine narrativa e sociologica sui tipi umani di cui leggiamo ogni giorno nelle pagine di costume dei giornali: tipi che non si segnalano per clamorosi casi di cronaca, che non commettono né subiscono crimini, e che ogni giorno si danno da fare per condurre nel miglior modo possibile la loro ordinaria esistenza.
Poiché questo libro è stato concepito mentre gli autori – appunto – mangiavano, il primo doveroso tributo riguarda il “gourmet-scuotitore di vini”: un genere di personaggio sempre più diffuso, almeno a dar credito alla straordinaria sopravvalutazione che fa della vita mangereccia la nostra televisione, che a ogni ora serve in tavola programmi con qualcuno che spadella o discetta di alimenti.
Poi, saltando da un luogo all’altro della penisola, il reticolato di TIC (Tipi Italiani Contemporanei) include e descrive le esistenze di donne che si sottopongono a ogni possibile cura per restare incinte, famiglie che comprano tutto a rate, ragazzi che pensano solo a partecipare ai casting dei programmi televisivi, studenti affascinati dal volontariato, signore tentate e vinte dalla chirurgia plastica, maniaci/vittime degli oggetti di design, cinquantenni divorziate che non trovano pace in un nuovo amore, pendolari infuriati con i ritardi dei treni che li portano al lavoro, pensionati arzilli sempre pronti a partire per un nuovo viaggio low cost… Per finire con l’undicesimo tipo, che è italiano solo in pectore: “la badante”, benemerita figura ormai presente in casa di gran parte delle ormai decrepite famiglie italiane. Tutti personaggi, insomma, che conosciamo per averli quantomeno nella nostra cerchia di frequentazioni, se non addirittura per esserne uno. In almeno un paio di casi, per esempio, la scrittrice ha attinto alla propria decennale esperienza: nel racconto del pendolare e in quello del gourmet.
Torniamo alla coppia di autori. Capito ben presto che non erano in grado di scrivere a quattro mani nemmeno una riga d’introduzione – a causa della palese diversità di stili e mentalità (una, fissata con le parole e i dettagli che rendano “vivida” la scena; l’altro, con mentalità e stile più scientifici, da docente universitario) – la scrittrice e il sociologo hanno proceduto ognuno per proprio conto. Lei racconta le tipiche ventiquattr’ore di ciascun TIC, secondo un modulo narrativo che ha perlomeno due illustri precedenti: Una giornata di Ivan Denisovic di Aleksandr Solzenicyn e La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino. Lui, invece, correda i racconti (sono sue parole): “inquadrando ciascun tipo nel contesto sociale del paese, definendone opinioni prevalenti e gusti di consumatore. Con qualche riferimento al proprio personale contatto col mondo del personaggio analizzato”. Curiosamente è finita che la scrittrice ha messo nelle sue storie molti dettagli sociologici, e il professore ha condito i sondaggi con frequenti notazioni psicologiche.
Entrambi hanno vampirizzato l’esistenza di amici e sconosciuti alla ricerca di informazioni tecniche e di fondali in cui ambientare le storie. Nel caso del titolo – bellissimo, secondo l’immodesto parere degli autori –, il suggerimento decisivo è arrivato da uno degli amici-consulenti più sfruttati, quel Michele Boroni che scrive di marketing su Foglio, Style, e Vanity Fair.
Come tutti i soci, anche i nostri due coautori hanno passato i loro bravi momenti conflittuali: “Voglio un TIC che sia vittima dell’elettronica. E’ emblematico!”, ordina il sociologo. “Impossibile da raccontare: con tutti quei nomi e quelle sigle in inglese, finisce che il lettore digiuno di tecnologia non capisce nulla, si stufa e lo salta. Ti faccio la vittima del design!” replica lei, imperiosa. “Macché design, l’elettronica è il vero problema dell’uomo contemporaneo…”. “Non sarà che magari hai già pronto il sondaggio?” insinua la scrittrice. “Se vai avanti così, restituisco l’anticipo e il libro te lo fai da sola,” si offende lui.
E così, tra un battibecco e l’altro, sono arrivati alla stretta finale. “Non illuderti che ti accompagni in giro per l’Italia a presentare il libro come fate voi scrittori perdigiorno,” ha precisato Mannheimer. “Ma allora dovevi dirlo prima! Cosa credi, che mi faccia tutta la fatica anche per te?” ha ribattuto lei piuttosto risentita, accampando i soliti problemi di sottovalutazione del ruolo dello scrittore e di discriminazione della donna.
Insomma, anche come litigiosità i nostri due autori si sono rivelati perfetti TIC.
Ancora poco e finivano ad accusarsi reciprocamente di brogli!

Renato Mannheimer è nato a Milano nel 1947.
È professore di Scienze politiche presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca. Collabora ai programmi giornalistici della Rai (Porta a Porta) e al “Corriere della Sera”. Ha scritto numerosi volumi e saggi, prevalentemente sul comportamento politico degli italiani. Per Bompiani ha pubblicato Gli italiani e la politica (2003).